La termoregolazione nell’industria farmaceutica e in quella chimica può presentare delle sfide che sono peculiari di questi comparti, specie nelle regole solitamente adottate per il dimensionamento degli impianti di raffreddamento e riscaldamento. Nel farmaceutico e nella chimica fine si lavora infatti quasi sempre per campagne, ovvero brevi periodi di produzione intensa, lavaggio, cambio ricetta di produzione e ripartenza delle linee.

Per una TCU (unità di termoregolazione) questo significa rampe rapide, shock termici continui e variazioni di volume del fluido termovettore. In questi casi il dimensionamento basato su regole standard non basta. Un esempio concreto è la progettazione del vaso di espansione: in questo tipo di unità di termoregolazione nei settori chimico e pharma il fluido si espande massicciamente passando da -15° C a oltre 140° C.
Un calcolo teorico basato su parametri standard suggeriva ad esempio, nel particolare caso di un cliente, un serbatoio da 1.800 litri. Studiando la reale dinamica transitoria del fluido, abbiamo ottimizzato il dimensionamento a soli 1.000 litri.
Il risultato ottenuto è stato quindi notevole, con un risparmio di spazio del 44% sullo skid, mantenendo la massima sicurezza anche durante i picchi termici più severi.
