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4. Fanghi

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni

Nei circuiti idraulici aperti affluiscono inquinanti (polveri, materiali di processo dall’acqua di reintegro). Questi materiali estranei tendono a formare depositi classificati genericamente come fango, costituito da una combinazione di materiale organico e inorganico che tende ad insudiciare la torre nel materiale di scambio ed altre parti del circuito. La loro consistenza varia tra quella di una pasta molto dura e quella di una sabbia sottile.

2. Formazioni biologiche

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni

Diverse forme biologiche possono insudiciare varie parti del circuito, come:
2.1 alghe
2.2 batteri aerobi e funghi
2.3 batteri anaerobi

2.1 Alghe
Sulle superfici esposte alla luce solare le alghe provocano delle formazioni verdastre o marroni, viscide, che insudiciano tutte le superfici; trasportate con l’acqua possono provocare ostruzioni, particolarmente nel pacco di scambio delle torri. Negli impianti in cui si impiega acqua marina possono insediarsi molluschi, conchiglie, ecc.

2.2 Batteri aerobi e funghi

I batteri aerobi sono così chiamati perchè assumono direttamente dall’aria l’ossigeno necessario alla loro vita. Essi sono batteri e funghi (appartengono alla stessa classe dei batteri che negli impianti di depurazione biologica vengono impiegati, con utilità, appunto per disinquinare l’acqua dalle materie organiche). Producono fanghi che si accumulano ovunque nel circuito di raffreddamento e ostacolano, o anche impediscono, sia la circolazione dell’acqua che il flusso dell’aria nella torre. Batteri e funghi al limite possono gravare di peso anche eccessivo le strutture della torre. Si pensi che lo spessore di flora batterica di 1 mm su 1 m2 pesa circa 1 kg e lo spessore normale è di 3 ÷ 4 mm. Se si pensa che 1 m3 di materiale di riempimento alveolare, che pesa circa 30 ÷ 40 kg, racchiude una superficie di 200 ÷ 220 m2, si vede come una formazione biologica estesa significa un appesantimento di circa 20 volte del materiale di riempimento.
E’ chiaro che difficilmente le strutture delle torri sono calcolate per sovraccarichi di tal genere. Le formazioni in parola sono facili specie oggi per il forte inquinamento di origine organica presente nell’acqua e nell’aria. Nel campo della depurazione biologica è diffuso un sistema che impiega un apparecchio simile a una torre evaporativa con relativo materiale di riempimento, appunto per scopi di depurazione.
Poichè funghi e batteri, salvo rare eccezioni, non utilizzano la fotosintesi e quindi la luce per la loro crescita, possono prosperare nei recessi delle parti chiuse del circuito.
Taluni batteri formano una capsula gelatinosa che trattiene dei detriti, li protegge da attacchi fisici e chimici e aiuta l’agglomerazione dei fanghi.
I funghi che contribuiscono nella maggior misura all’ insudiciamento microbiologico sono quelli che si sviluppano come filamenti e quelli simili ai lieviti, e sono associati ad altri funghi nell’attacco distruttivo delle parti in legno.
Speciale menzione meritano i batteri del ferro, dello zolfo e quelli solfatoriduttori.
I batteri del ferro, contenuti nell’acqua fresca, utilizzano il ferro per il loro metabolismo e depositano ossidi di ferro sulle pareti dei tubi e nelle apparecchiature. Sono in genere filamentosi e, incapsulati, producono dei fanghi molto voluminosi che riducono drasticamente le luci di passaggio dell’acqua.
I batteri dello zolfo, capaci di ossidare lo zolfo e i suoi composti, sono spesso presenti nelle acque contenenti idrogeno solforato o in genere solforose.
Quelli del tipo filamentoso contribuiscono specialmente all’insudiciamento e talune specie di essi, producendo acido solforico, innescano anche un processo di corrosione.
Sia i batteri del ferro, sia quelli dello zolfo sono aerobi e perciò si sviluppano assai bene nelle acque fortemente aerate circolanti nei circuiti aperti.

2.3 Batteri anaerobi
I batteri anaerobi vivono fuori del contatto con l’aria, assumendo l’ossigeno dai composti che lo contengono (pertanto li disossidano, ossia li riducono, da cui il nome di riduttori).
A questo tipo appartengono appunto i batteri solfariduttori che, sottraendo ossigeno ai composti di zolfo che lo contengono (solfati e solfiti), producono idrogeno solforato, puzzolente e causa di corrosione dei metalli.

3. Corrosione

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni

In qualsiasi circuito idraulico in cui l’acqua venga a contatto con metalli diversi, esiste il pericolo di corrosione elettrolitica.

La corrosione viene accelerata da:
a) basso valore del pH;
b) aumento della concentrazione dei sali nell’acqua;
c) differenza di potenziale catodico crescente tra i metalli. In ordine di carattere catodico i metalli più comuni possono essere così elencati:
– zinco
– alluminio e leghe di alluminio
– acciaio dolce, acciai di bassa lega, ghisa
– piombo
– nickel
– leghe di rame
– acciai resistenti alla corrosione

Tra due metalli, il metallo elencato per primo è quello che si corrode e quindi, più posti intercorrono tra un metallo e l’altro, maggiore è la differenza di potenziale tra i due.
Anche taluni microrganismi come i batteri dello zolfo (aerobi), o quelli solfo-riduttori (anaerobi), contribuiscono alla corrosione dei metalli. Eventuali parti in legno nelle torri subiscono un attacco fisico dovuto all’impatto meccanico dell’acqua, chimico (o delignificazione) dovuto a cloro libero (oltre 1 ppm), alte concentrazioni di sali di sodio e alti valori del pH. Il trattamento chimico del legno non lo preserva dall’attacco microbiologico.

1. Depositi di sali insolubili

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni
La formazione di depositi si verifica quando la concentrazione delle sostanze disciolte supera il limite di solubilità.
Nel caso del raffreddamento evaporativo, l’aumento di concentrazione avviene naturalmente, poichè l’acqua evaporata per il raffreddamento è pura e quindi i sali tendono ad accumularsi nella restante acqua.
La formazione di depositi si accentua quando siano presenti sostanze con carattere di solubilità inversa (la solubilità diminuisce al crescere della temperatura).
Il principale responsabile delle incrostazioni è il carbonato di calcio che si forma dalla decomposizione del bicarbonato di calcio secondo la reazione

Ca (HCO3)2 = CaCO3+CO2 + H2O

Altre sostanze che provocano depositi sono il solfato e il fosfato di calcio e i sali di magnesio e bario. Il carbonato di calcio è solubile nelle soluzioni acidificate, quando al diminuire del pH nel­l’acqua le incrostazioni tendono a scomparire. In molti casi l’acqua però è mantenuta alcalina (ossia con pH alto), per ridurre la corrosione e in tale caso i depositi di carbonato di calcio sono più facili.
Per prevedere la tendenza alla formazione di depositi, sia pure con una certa grossolanità, si utiliz­zano gli indici di saturazione di Langelier oppure di stabilità di Ryznar.

1.1 Indice di LANGELIER o indice di SATURAZIONE
E’ basato sulla relazione: pHC = pCa + pAlc + pS ove:
pHc è il pH di soluzione a una certa temperatura;
pCa è il logaritmo della durezza calcarea espresso in ppm CaCO3;
pAlc è il logaritmo del fattore di alcalinità espresso in ppm CaCO3;
pS è il logaritmo della quantità di solidi sospesi espressa in ppm e misurata alla temperatura dell’acqua al punto di precipitazione.
pH (effettivo) – pHc
se pH è maggiore di pHc, l’acqua tende a formare depositi;
se pH è minore di pHc, l’ acqua è corrosiva ma non forma depositi;
se pH = pHc non si formano depositi e la tendenza corrosiva è debole.

1.2 Indice di RYZNAR o indice di STABILITA’

2 pHc – pH

Tutti i valori dell’indice di stabilità sono positivi (2 pHc è sempre maggiore di pH) e il comportamento dell’acqua varia come segue:
– superiore a 6,5: tendenza a corrodere;
– inferiore a 6: tendenza a formare depositi;
– tra 6,5 e 6: non si formano depositi ma è debolmente corrosiva
Le tendenze dell’acqua vengono corrette con l’aggiunta di opportune sostanze, tenuto anche conto che le previsioni basate sugli indici sono fortemente distorte dal continuo cambiamento delle temperature e delle concentrazioni dell’acqua.

CALCOLO DEGLI INDICI DI:
SATURAZIONE    pH – pHc
(LANGELIER)    pHc = (9,3 + +  ß) – (γ + δ)

STABILITA’ (RYZNAR)   2 pHc – pH

dove:
a)  assume valori uguali a:
–    0,1 quando i solidi totali sono presenti in una concentrazione compresa tra 50 e 350 mg/l;
–    0,2 quando i solidi totali sono presenti in una concentrazione, compresa tra 400 e 1100 mg/l;
b) ß è funzione della temperatura dell’acqua ed è ricavabile dal diagramma n.1 di seguito riportato;
c) γ rappresenta la durezza calcarea in mg/l CaCO3 mentre δ rappresenta l’alcalinità totale in mg/l CaCO3 .

La somma di γ + δ è data dalla tabella di seguito riportata.

tabella-13

δ = Alcalinità totale ppm CaCo3 (mg/l CaCo3)
γ = Durezza calcarea ppm CaCo3

tabella-22

Testo tratto dal “Manuale del termotecnico” autore Nicola Rossi, editore Hoepli.

Bilancio di concentrazione

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni

 

La quantità d’acqua di reintegro diminuisce con l’aumentare dei cicli di concentrazione.
Il ciclo di concentrazione risulta la misura del grado con cui i solidi disciolti si concentrano nell’acqua di circolazione; questo è, in effetti, il contrario della quantità percentuale dell’acqua spurgata e si può anche esprimere come:

C = ppm cloruri nel circuito (*)/ppm cloruri nell’acqua di reintegro
oppure :                  C = (E + S)/S

ove: C è il fattore di concentrazione
E l’acqua evaporata
S l’acqua perduta per gli spurghi e per trascinamento
Si ottiene che:

S= E/(C-1)

Posto che: R = E + S rappresenta l’acqua di reintegro, si ricava anche la quantità di acqua che è necessario spurgare in rapporto all’acqua evaporata è:

R= – EC/(1-C) = EC/ (C-1)

Conoscendo la quantità di acqua evaporata, in prima approssimazione calcolabile con la relazione:

kCal/h smaltite/600

e di acqua spurgata, è possibile calcolare il fattore di concentrazione effettivo e controllare, attraverso l’analisi dell’acqua ed il calcolo di C con la relazione (*), dal diagramma n. 3, se la quantità di acqua spurgata è sufficiente.

tabella-4

R= Reintegro/Evaporazioni
C
= Cicli di Concentrazione

 

PS. Un sentito grazie a Francesco Russo per la scrupolosa attenzione con cui ci legge e per averci segnalato un errore nelle formule in precedenza riportate nel presente articolo.

Trattamento delle acque di torre

Trattamento delle acque di torre
1. Depositi di sali insolubili
2. Formazioni biologiche
3. Corrosione
4. Fanghi
5. Formazione di schiuma
Sintomi della formazione di depositi
Rimedi preventivi
Bilancio di concentrazione
Conclusioni

Generalità
Il funzionamento e la resa di un circuito di raffreddamento per evaporazione, possono essere gravemente compromessi da taluni fenomeni, principalmente:
– Depositi o incrostazioni
– Fanghi
– Corrosione
La comparsa di questi fenomeni viene impedita o limitata controllando le condizioni chimico-fisiche dell’acqua, mediante opportuni trattamenti generalmente chimici.

Circuiti di raffreddamento
Come abbiamo già visto, se ne distinguono tre tipi:
1. con acqua a perdere, utilizzando acque sotterranee o superficiali;
2. aperti, in cui l’acqua di raffreddamento ad ogni ciclo viene in contatto con l’aria;
3. chiusi, nei quali l’acqua di raffreddamento non viene in contatto con l’aria ma trasmette il proprio calore a un altro fluido in uno scambiatore.

Noi ci occuperemo solo dei circuiti aperti, ossia del caso 2.

Circuiti di raffreddamento ad evaporazione
I circuiti di raffreddamento ad evaporazione (con torre o condensatore evaporativo),  sono circuiti aperti in quanto l’acqua viene a contatto dell’aria nell’apparecchio di raffreddamento.

In essi si verificano gli inconvenienti già accennati, dovuti a:
1. depositi di sali insolubili
2. formazioni biologiche
3. corrosioni delle parti metalliche ed alterazioni delle parti in legno
4. formazione di fanghi
5. formazione di schiuma

Energia dai rifiuti e syngas

Stiamo lavorando su parecchi progetti legati alla cogenerazione o comunque alla produzione di energia da rifiuti.

Molti di questi progetti prevedono la produzione di un gas di sintesi o syngas.

E’ interessante il modello di impianto, legato ai dissociatori molecolari, messo a punto da alcune aziende.

Su questi impianti c’è ovviamente anche una parte (modesta), legata allo smaltimento dell’energia termica in eccesso tramite dissipatori o elettroradiatori oppure al recupero termico.

nonochè per la deumidificazione del gas che viene poi utilizzato per la generazione di energia.

Freddo dal caldo nell’abbattimento dei solventi

Ne avevamo già parlato in tante occasioni, esistono sistemi di produzione del freddo, che sfruttano il calore come energia.

Sto parlando degli impianti ad assorbimento.

In questo ambito esistono diverse esperienze e tante possibili applicazioni…leggendo su alcune riviste tecniche, ho notato un interessante articolo, che permette di sfruttare energeticamente dei processi che hanno un fine ecologico e quindi tipicamente non sono produttivi, gli impianti di abbattimento solventi.

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Fouling factor nelle applicazioni termiche

Gia altre volte abbiamo chiacchierato sul fouling factor in queste pagine…

Abbiamo linkato anche delle tabelle che danno dei valori attendibili…

Per applicazioni specifiche con tipologie particolari di scambiatori, esiste poi parecchia letteratura che dispensa consigli e valori tipici:

Typical heat transfer coefficients of plate heat exchangers are around 6000 W/m²K compared with this are the heat transfer coefficients of shell and tube heat exchangers around 1500 W/m²K. Caused by these different heat transfer coefficients it is not advisable to calculate plate heat exchangers with the fouling resistance of shell and tube heat exchangers. With an exemplary fouling resistance of 0,15m²K/kW is the surface margin of a shell and tube heat exchanger around 22%. For the same example the surface margin of a plate heat exchanger will be 90%.

There are different recommendations for the fouling resistance of plate heat exchangers. In general the choice of the fouling resistance should result an over sizing of the plate heat exchanger below 25%.

Girovagando per il web mi sono imbattuto in alcuni siti interessanti che danno ulteriori indicazioni.

Uno su tutti ed onestamente il mio preferito per le tante preziose informazioni tecniche contenute è ENGINEERING PAGE.

…a voi la palla…

Termoregolazione industriale

Un impianto termico deve essere regolato e controllato da centraline di termoregolazione o regolatori climatici: l’utilizzo di questi apparecchi per la termoregolazione offre anche la possibilità di contenere i consumi, promuovendo nel contempo il risparmio energetico. La regolazione termica industriale consiste in un controllo automatico continuo della temperatura in base ad alcuni parametri fisici rilevati da appositi sensori o sonde.
termoregolatore PID abbinato a PLC e sistema di gestione digitale